Svelata la mappa del deposito nucleare. Da Nord a Sud, ecco le zone idonee

Svelata la mappa del deposito nucleare. Da Nord a Sud, ecco le zone idonee

5 Gennaio 2021 Off Di giornalenuovaimmagine



Oltre a una parte della cittadinanza, che attorno alla contestazione ritrovò quei legami sociali e quell’identità che il cambiamento della società andava dissolvendo, la contestazione contro il progetto concentrò tutti i politici in cerca di visibilità elettorale, le associazioni in cerca di adesioni, i gruppi di contestazione sociale non solamente italiani.Il progetto venne accantonato e condizionò il sentimento dei governanti per la costruzione del meno impegnativo ma obbligatorio deposito nazionale: da allora, tutti i Governi ebbero il terrore di confrontarsi con il tema. (Nota a margine: in Valsusa il contenzioso continua mentre si sta costruendo la linea ferroviaria; in Puglia il gasdotto Tap è finito da alcuni mesi e da alcuni giorni sta consegnando il metano).

Per esempio, ecco la Sardegna

Una regione dalla reattività alta è la Sardegna. Prima ancora che la Sogin potesse aver pubblicato qualsiasi carta, con un tempismo imbarazzante alcuni politici sardi lunedì 4 gennaio avevano già messo le mani avanti con una dichiarazione dalla pelle sensibile. Ecco la nota congiunta del segretario del Pd sardo, Emanuele Cani, e del capogruppo Pd in Consiglio regionale, Gianfranco Ganau: «Apprendiamo che sarebbe prossima la pubblicazione della relazione tecnica predisposta dalla Sogin, per l’individuazione delle aree idonee allo smaltimento di scorie nucleari sul territorio nazionale. In attesa dell’ufficializzazione e che siano quindi pubblicati i risultati dello studio che potrebbe vedere la Sardegna come sede idonea, ribadiamo con forza la contrarietà ad accogliere il deposito di scorie nucleari sul nostro territorio regionale». E poi «l’unanime posizione più volte ribadita dall’intera popolazione sarda», e ancora «una seria mobilitazione in difesa dei sardi», perché la Sardegna «ha già dato tanto al Paese in materia di servitù militari e non solo».Tranquilli: la Sardegna non è ricompresa nella Cnapi.

Un percorso fermo dal 2003

La normativa per il futuro deposito nucleare nazionale impiegò sette anni per essere scritta. Nel 2010 (decreto legislativo numero 31) furono stabilite le regole ma la carta Cnapi venne rinviata di anno in anno, ritoccata, sospesa, rifatta e così via. Finalmente il 2 gennaio 2015 la Cnapi fu consegnata in modo ufficiale e formale e in contemporanea venne sepolta in cassaforte, coperta dal segreto. Ogni tanto qualche ministro ha annunciato l’imminente pubblicazione della carta Cnapi, come fece nel marzo 2018 Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico del Governo Gentiloni.

La terza barriera del Deposito Nazionale, la cella

I criteri per scegliere i luoghi

Come sono stati scelti i luoghi potenzialmente idonei? Nel 2014 l’Ispra dettò i criteri di selezione: dovranno essere luoghi poco abitati, con una sismicità modesta, senza vulcani né rischi di frane e alluvioni. Non a quote troppo elevate (non oltre i 700 metri sul livello del mare), non su pendenze eccessive. Non troppo vicine al mare. Non molto vicine a autostrade e ferrovie, ma abbastanza vicine ad autostrade e ferrovie per poter essere raggiunte comodamente dai carichi di materiale da stoccarvi. Ma i comitati di opposizione avranno un’arma facilissima per dire no alla collocazione del deposito, ovunque sia: il criterio di approfondimento numero 11 afferma che per la scelta del luogo bisogna valutare con attenzione le zone con «produzioni agricole di particolare qualità e tipicità e luoghi di interesse archeologico e storico». Cioè in Italia: ovunque.

Ospedali, parafulmini, rilevatori e altre radioattività

Il deposito nazionale non riguarda le scorie più pericolose, quelle con radioattività più alta per le quali la soluzione sarà individuata in modo congiunto con altri Paesi. Il problema che il deposito vuole risolvere sono i rifiuti radioattivi a media e bassa attività, quelli che si producono ogni giorno: reagenti farmaceutici, mezzi radiodiagnostici degli ospedali e terapie nucleari, radiografie industriali, guanti e le tute dei tecnici ospedalieri, controlli micrometrici di spessore delle laminazioni siderurgiche, il torio luminescente dei vecchi quadranti degli orologi. Perfino i parafulmini e i rilevatori di fumo che lampeggiano sul soffitto di cabine di nave e camere d’albergo contengono americio radioattivo. In Italia conserviamo 31mila metri cubi di scorie irraggiate. Una parte di queste scorie perde pericolosità perché la radioattività decade con il passare del tempo, ma ogni anno ne aggiungiamo molte di più. Si stima che fra una cinquantina d’anni i nostri figli e nipoti dovranno gestirne 45mila metri cubi in più rispetto a quelli di oggi, per un totale di 75mila-80mila metri cubi.